Da sapere!
Quali inchiostri per plotter? | Inchiostri per plotter |
|
|
|
|
Quali sono i diversi tipi di inchiostro utilizzabili per la stampa in grande formato (Plotter)?
Nel mercato delle stampe grande formato, la tipologia di inchiostro impiegato, e di conseguenza le teste di stampa, identificano spesso l’applicazione. Scopo del file in area download è quello di informare sulle diverse tipologie di inchiostro disponibili al momento, e delle loro peculiarità. Inoltre, potrete trovare sia la quantità, che la percentuale di plotter venduti in Italia nel 2007, suddivisi appunto per tipo di inchiostro. Per valorizzare e apprezzare un prodotto stampato, è utile conoscere la tipologia di colori che concorrono a formarne l’immagine. L’inchiostro nelle sue differenti formulazioni e composizioni, è un fattore importante, in grado di influire sull’applicazione finale. Questo documento ha il solo scopo di porre in risalto le caratteristiche delle differenti tecnologie, senza sminuirne o rivalutarne una rispetto ad un'altra. <Waterbased> Nati per applicazioni da interno, gli inchiostri a base acqua hanno subito una notevole evoluzione. Nella versione originaria, per garantire l’aggrappaggio permanente del colore al supporto, il colorante fotosensibile era incluso in una minima quantità di prodotto solvente, a sua volta diluita in acqua in qualità di veicolo di trasporto per la sostanza colorante. Questi inchiostri erano sensibili all’umidità e venivano asportati con acqua; si prestavano alla riproduzione di soggetti con colori tenui, possedevano bassa profondità di colore e gamut ristretto. Il supporto più idoneo era la carta, oppure il canvas. Parliamo di inchiostri inodori, che non necessitano di particolari accorgimenti; delmateriale colorante, evaporava l’acqua, mentre la minima parte del solvente restava sul supporto. Si è poi studiato un inchiostro waterbased che funziona come veicolo per la soluzione pigmentata, disciolta in un complesso di resine autopolimerizzanti che permettono alle sostanze coloranti di sviluppare una protezione pellicolare in grado di renderle idrorepellenti una volta depositate sul supporto. Questi inchiostri hanno alta resistenza alla scolorazione ed all’invecchiamento. <Base olio> Questo tipo di inchiostro si distingue per il veicolo di trasporto del pigmento, che ha origine da una soluzione a caldo di una resina, generalmente fenolica, in olio vegetale e successivo allungamento in percentuali variabili di solventi alifatici. La vernice così ottenuta addizionata con piccole percentuali di agenti essiccanti, composti organici di metalli pesanti, e pigmentata con pigmenti organici, origina un inchiostro fluido e viscoso, meno liquido rispetto ai solventi. L’ essicazione di questi inks avviene tramite penetrazione all’interno del supporto da stampare della parte solvente dell’inchiostro, seguita da una successiva polimerizzazione per azione ossidativa dell’aria sulla parte oleosa degli stessi. Si ottiene così la solidificazione del pigmento che oltre alla penetrazione nel supporto, sviluppa una pellicola protettiva superficiale che lo rende più coprente rispetto al solvente. Si avrà così una minore evidenza delle caratteristiche superficiali del supporto di stampa. Come il solvente, il base olio è un prodotto molto elastico, resistente allo sfregamento e agli agenti atmosferici. La componente solvente presente nell’inchiostro deve far prevedere cautele nell’utilizzo nelle aree preposte alla stampa per l’aerazione dei locali e lo smaltimento del prodotto. <Solvente> E’ il classico inchiostro per applicazioni in esterno. Tra i suoi componenti troviamo etilene, etanolo, etere ed altri prodotti che variano a seconda delle case produttrici. Il pigmento è disciolto in queste sostanze altamente volatili e abrasive; una volta depositato sul supporto, l’inchiostro si aggrappa ad esso (grazie alla dote di abrasione) e asciuga rapidamente (in funzione dell’alta volatilità del liquido di trasporto del pigmento). Questi inks sono molto coprenti, ma i pigmenti contenuti hanno una notevole capacità di riflettere la luce con lunghezze d’onda pulite e definite. Gli inchiostri a base solvente sono notoriamente nocivi ed emanano forti odori all’interno di ambienti chiusi; le aziende che li utilizzano devono creare ambienti dotati di potenti sistemi di aerazione ed aspirazione dei vapori. Questi inchiostri sono utilizzati per la stampa di PVC e di moltissimi materiali flessibili in bobina. La loro resistenza agli agenti atmosferici è totale, e sono sensibili solo al contatto di sostanze contenenti alcoli e derivati. Hanno una notevole profondità cromatica, sono brillanti e luminosi in esposizione alla luce esterna. In base al tipo di supporto e di inchiostro utilizzato, la durata è garantita tra i 3 e 5 anni in esterno. La tecnologia ink-jet piezoelettrica è la più indicata per supportare questi inchiostri. <Ecosolvente> Anche questo inchiostro si distingue per la resistenza all’esterno, ma la composizione con ridotte quantità di sostanze volatili e la conseguente minore emanazione di odori negli ambienti chiusi, fa si che si possa utilizzare anche per applicazioni indoor. La riduzione dell’etanolo in questi composti è sopperita con l’inserimento di sostanze con maggiore presenza di acqua nella propria composizione di base; si tratta di miscele ibride che aiutano le aziende utilizzatrici ad effettuare minori modifiche strutturali agli ambienti produttivi, diminuendo i costi di gestione. I supporti più indicati sono quelli flessibili in bobina, sia plastici che di fibra naturale (PVC, cotoni, flag banner). La mancanza di alcune sostanze presenti nel classico solvente aumenta i tempi di asciugatura del prodotto sul supporto, e riduce sensibilmente il gamut cromatico e la brillantezza del colore. Il quadro generale, rende questi pigmenti piuttosto appetibili per la loro bivalenza per interno e per esterno. La durata garantita è compresa fra i 3 e 5 anni, mentre il rapporto qualità/prezzo non si discosta molto da quello dei prodotti realizzati con pigmenti a solvente puro. <UV - curable> Sono inchiostri fotosensibili ai raggi ultravioletti, composti da molecole basate su pigmenti cromatici inseriti in sostanza ricettiva denominate monomeri. Una volta applicate sul supporto ed esposte ad un flusso luminoso ultravioletto ad alta intensità, queste molecole si raggruppano e cristallizzano creando dei polimeri solidi che aderiscono alla superficie del supporto stesso. Questi inchiostri possono essere utilizzati sia su materiali flessibili in bobina, che su materiali rigidi; la differenza la fa la stampante, che deve essere munita di lampade UV per finalizzare il processo di polimerizzazione dei pigmenti. Gli elementi che compongono la base chimica di questi inks sono di derivazione solvente e questo ci riporta a due considerazioni: ottima stabilità sia in interno che in esterno ma, attenzione alle sostanze volatili che saturano gli ambienti chiusi. Gli UV sono più costosi rispetto agli inchiostri a solvente, mentre la durata è sempre compresa tra i 3 e 5 anni. In questo caso però ci troviamo di fronte ad un prodotto sensibile allo sfregamento. Una sollecitazione continua o violenta, potrebbe provocare un distaccamento parziale del velo di inchiostro dal supporto, proprio come una crosta di colore a tempera che si stacca da una tela. Il gamut cromatico è interessante, meno la brillantezza del colore, perché il processo di polimerizzazione dell’inchiostro tende a render opaca la superficie stampata. Mercato apparecchiature grande formato, in base alla tecnologia degli inchiostri – Dato Italia 2007 Fonte: InfoSource Waterbased – 19.409 unità (91,5% del mercato totale). Marchi: Canon – Epson – HP Solvente & Ecosolvente – 1.622 unità (7,6 del mercato totale). Marchi: HP – Mimaki – Mutoh – Roland – Scitex – Nur – Ocè - Scitex Oil Based - 12 unità (0,06 del mercato totale). Marchi: Sahara – Seiko – Vutek UV – curable – 166 unità – (0,8 del mercato totale). Marchi: Agfa – ColoSpan – Nur – Vutek – Durst – DuPont – Zund
|
Loading ... ...
Please wait!


